"Se anche nel pieno della confusione generale
stai cercando di scoprire quello che è giusto,
in mezzo a persone che non sanno più distinguere il bene dal male,
allora hai già fatto molto"
(Olavo de Carvalho)


Oltre agli scacchi, che sono stata una mia antica passione (al massimo del mio fulgore sono arrivato a essere un improbabile 2a nazionale), c’era un altro gioco che mi affascinava: lo scopone scientifico. Mi affascinava l’equilibrio tra caso e abilità e la possibilità, nel caso di una mano di carte non felicissima, di poter comunque poter ugualmente tentare di giocare e, a volte, poter perfino ribaltare il gioco con giocate attente.
Chi inizia a giocare a scopone, prima o poi, si incontra con Chitarrella, un misterioso personaggio napoletano (forse un prete, c’è chi dice un domenicano) della metà del sec. XVIII, che ci ha lasciato le sue famose 44 regole per ben giocare. Oggi le stavo rileggendo. Improvvisamente mi ha colpito l’ultima, la 44esima. Il suo testo era in latino, ma è molto conosciuta anche la sua traduzione napoletana fatta da Luigi Chiaruzzi.
Sarò stato in coma post-prandiale, ma mi è parsa una bella sintesi della vita ascetica e spirituale.
"Memento, bone jocator, quia non solum tuis sed etiam socii chartis joca. Cave ne a captione in praesens jocunda allectus poenas tuae imprudentiae laus, nam philosophiae scoponis est in longinquum spectare et ultra lucrum proximus remotus exitus considerare. Ut in negotiis, sic in scopone".
"Allicordate, tu ca saje jocà, ca lo jocatore fino non ghioca solamente co le ccarte propie, ma pure co chelle de lo compagno. Non ghirtene maie de capa pe facere na guappa pigliata senza sapè haddò vaie a piglià pede. Ne lo scopone nun conta lo ditto: «È meglio l'uovo ogge ca la gallina craie » pecché lo scopone guarda lontane e a la priezza de lu mumento hadda da mettere nnante le conseguenze e li vantagge de lo tiempo ca vene appriesso. Aie caputo? Miettete ncapo a te ca comme s'ammarcia pe l'affare, s'ammarcia pe lo scopone".
(Chitarella, Le regole dello scopone e del tressette, versione napoletana di L. Chiaruzzi, nuova traduzione italiana di E.Pellegrini, illustrazioni D,Danti, Bari 1982,33)


Questo fine settimana ho fatto un’immersione nell’autunno. Ho camminato in vere e proprie nuvole con tutte le gradazioni del giallo e del rosso, lungo le amatissime foreste Casentinesi. Alle 8.30 camminavamo nel piazzale della Verna, fasciati di silenzio. Ero con un amico gesuita portoghese, al quale illustravo ogni pietra e ogni angolo di quel luogo meraviglioso con l’orgoglio e la gioia di chi desidera offrire il meglio all’ospite gradito. Dopo la messa celebrata nella cappellina di san Bonaventura, siamo partiti per Caprese Michelangelo, salendo fin sull’Alpe di Faggeta, da dove si vedevano, ancora una volta, i colori autunnali distesi come il mare. Ci siamo poi diretti in un antico monastero, restaurato dal Vasari, in una splendida cittadina a cavallo tra il Trasimeno e
Per le strade di quella parte stupenda di Toscana, le vigne erano ancora con le foglie. Mi veniva in mente Papini, in una “scheggia” sulla speranza, scritta nel 1946:
“Tra le innoverabili povertà che oggi intristiscono e curvano gli uomini la più ingiuriosa è la povertà di speranza. Tocca a noi [i cristiani, NdM] sovvenire a questa codarda indigenza, riammassare l’eredità dilapidata. Tra i pampini roggi e accartocciati dell’ultima vendemmia soltanto i nostri occhi sanno scoprire i grappoli ancora odorosi di sole dai quali si può spremere il vino ardente delle nuove nozze”.
Un fine settimana con un amico, immersi nell’autunno, conversazione intelligente e profonda, nutriti di paesaggi toscani.
Se for só isso o céu
está perfeito
(Adélia Prado).

"Vi sono alcuni i quali, di fronte all'iniquità del comunismo che mira a strappare la fede a quelli ai quali promette il benessere materiale, si mostrano pavidi ed incerti; ma questa Sede Apostolica, con documenti recenti, ha indicato con chiarezza la via da seguire, dalla quale nessuno dovrà allontanarsi se non vorrà mancare al proprio dovere".
(Pio XII, Menti Nostrae, 1950)



Heitor de Paola
(01/11/2009)
(Articolo originale in portoghese)
"Nella partita di scacchi giocata al momento nell’istmo dell’America Centrale i tradizionali colori bianco e nero sono sostituiti dal rosso – comunista – e azzurro – colore predominante nelle bandiere dei paesi di quelle regioni. Quando scrissi Lance de Grande Mestre (“mossa da Grande Maestro”, NdT) avevo già previsto che Zelaya era arrivato per rimanere come pezzo fortissimo minacciando permanentemente scacco matto e rovesciare le sorti della partita a favore del Foro de São Paulo.
Detto, fatto! Dopo un’offerta di patta da parte del Governo costituzionale – Micheletti avrebbe rinunciato se Zelaya avesse fatto lo stesso, una specie di scambio delle Donne, sebbene fosse un gambetto rischioso – il Rosso non ha accettato, ha portato il pedone in ottava e ha preso un altro pezzo forte. Zelaya sa che ha le spalle protette dall’appoggio dell’amministrazione obaminevole che ha inviato il suo pezzo fortissimo, Shannon, per dare Scacco Matto all’azzurro (leggere qui per capire chi comanda nella politica obaminevole in Honduras). L’azzurro ha tentato una mossa disperata presso la corte dell'Aia che molto probabilmente non sortirà alcun effetto – e se anche lo sortisse – sarebbe questioni di mesi e la storia dell’Honduras allora già sarà un’altra. L’accordo Guaymuras è un tentativo di nascondere la sconfitta degli azzurri e salva la faccia a Micheletti, alla Giustizia e alle Forze Armate honduregne. Hanno accettato quello che Zelaya esigeva: la decisione sul suo ritorno – cosa in sé impensabile un mese fa – sarà decisa dal Congresso e non dalla Giustizia. Vince la democrazia ma perde il rule of law! Vince la decisione popolare, perde la legittimità della Corte che lo aveva destituito e mandato via dal paese. Vince la demagogia – il Partito Nazionalista, virtuale vincitore delle elezioni potrà votare a favore per non perturbarle e legittimare la nuova amministrazione davanti alla nefasta “comunità internazionale”.
Anche nel caso in cui il Congresso voti contro il ritorno di Zelaya – in tal caso le turbe zelayste metteranno a ferro e fuoco il paese – lo stesso accordo è già in sé una sconfitta della Legge.
In Nicaragua Ortega è riuscito a ottenere la rielezione perpetua e nessuno ci ha messo bocca. Al di là degli inevitabili e formali brontolii sottovoce della famigerata ONU, il resto del mondo resta a suo favore – della democrazia contro
Fobia sull’uso delle parole
È impressionante vedere come la campagna sviluppata dal Komintern fin dagli anni ’30 del secolo scorso atta a delegittimare l’anticomunismo ha generato una fobia perfino negli articolisti liberali: pochi osano scrivere o pronunciare la parola comunismo. È populismo, bolivarianismo o qualsiasi altra parola vuota di significato. Comunismo, mai, nonostante che il Foro de São Paulo sia stato esplicito fin dalla sua fondazione: recuperare in America Latina quello che è stato perso in Europa dell’Est. E che cosa si è perso da quelle parti? "



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A volte bisogna fare un disegno. E quindi disegniamo. Iniziamo con una questione molto generale, che vale per l’Honduras, vale per il Brasile e per qualsiasi altro paese: si può non gradire
…fatto numero 1 -
…fatto numero 2-
“Il cittadino che sia stato titolare del Potere Esecutivo non potrà essere presidente o candidato. Chi trasgredisse questa disposizione o ne proponesse la sua riforma, così come quelli che lo appoggiassero direttamente o indirettamente, perderanno immediatamente le loro rispettive cariche e resteranno esclusi per dieci anni dall’esercizio di qualsiasi funzione pubblica”.
Nell’originale c’è scritto “cesarán de inmediato en el desempeño de sus respectivos cargos”. Anche in spagnolo, “de imediato” significa “de imediato”.
Il famoso referendum che Manuel Zelaya voleva fare violava apertamente questo articolo. E così andiamo al …
… fatto numero 3- È falso, e l’archivio della stampa honduregna è disponibile in Internet, che Zelaya non appena avuta l’idea si è visto piombare addosso quelli a levargli l’incarico. Io direi perfino che il processo politico sia stato perfino più comprensivo con lui di quanto lo dovrebbe essere stato l’art. 239. Cosa hanno fatto allora coloro che si opponevano a lui, compresi membri dello stesso suo partito? Sono ricorsi alla Giustizia, accusando il suo referendum di violare appunto l’art. 239. E questo ci rimette al …
… fatto numero 4- Questo è frequemente omesso nell’argomentazione. Bisogna ricordare qui cosa dice l’art. 184:
Las Leyes podrán ser declaradas inconstitucionales por razón de forma o de contenido. A
Quindi arriviamo al…
…fatto numero 5-
…fatto numero 6 – È il più importante di tutta la storia. Manuel Zelaya rifiutò di prendere in considerazione la decisione della Corte e dette ordine all’Esercito di portare avanti il referendum, poiché le Forze Armate erano le responsabili per il referendum. Notare bene: se l’Esercito avesse obbedito agli ordini di Zelaya, il Capo dell’Esecutivo avrebbe preso decisioni contrarie alla volontà del Congresso e alla decisione della Giustizia. ERA IL GOLPE, IL VERO GOLPE. Così siamo davanti al ...
… fatto numero 7- Zelaya organizzò i suoi parabolani del sindacalismo per impossessarsi al volo delle urne elettorali che stavano dentro le caserme (secondo il piano originale) e realizzare il referendum alla faccia del Congresso, della Giustizia e delle Forze Armate. Ma cosa hanno a che vedere le Forze Armate con questo? In Honduras esse hanno lo stesso compito che hanno in Brasile. Questo ci porta al...
…fatto numero 8 – Le Forze Armate di Honduras, come in Brasile, hanno l’incarico di garanzia dell’ordine costituzionale in caso sia minacciato, secondo quanto scritto nell’art. 272, ossia:
Las Fuerzas Armadas de Honduras, son una Institución Nacional de carácter permanente, esencialmente profesional, apolítica, obediente y no deliberante. Se constituyen para defender la integridad territorial y la soberanía de
Giungiamo, quindi al…
…fatto numero 9-
…fatto numero 10- Quando Zelaya lasciò il paese – forzato, come dice lui; oppure dopo una negoziazione, come molti assicurano – non era più presidente. E non è una questione di gusto o di punto di vista affermare se lo era o no. Il testo costituzionale che regola la vita honduregna – così come quella del Brasile regola il nostro, con o senza sciocchezze – lascia chiaro che non lo era più. Non lo era più perché l’art. 239 parla di deposizione “de imediato”. Non lo era più perché
...fatto numero 11 – Quello che è successo in Honduras è stato, ovviamente e chiaramente un contro-golpe. Se l’Esercito avesse obbedito agli ordini di Zelaya o se il referendum si fosse realizzato contro la decisione della Corte Suprema e sotto lo sguardo complice delle Forze Armate, il golpe sarebbe stato da Zelaya. E IMPORTA POCO SE EGLI AVESSE O NO LE CONDIZIONI O IL TEMPO PER ESSERE RIELETTO. QUESTO è ASSOLUTAMENTE IRRILEVANTE. Dirigiamoci al...
… fatto numero 12- Zelaya “fu accompagnato fuori dal paese in pigiama, e queso è inaccettabile”. Può essere, ma, in sé, non caratterizza un golpe. Zelaya, a quel punto, era un ex-presidente che aveva attentato alla massima legge dello Stato honduregno almeno tre volte:
- quando ha voluto fare il referendum
- quando ha dato un ordine illegale all’Esercito;
- quando ha deciso di fare il suo referendum di forza.
Mai avrebbe dovuto essere mandato via dal paese, a forza o no. Avrebbe dovuto restare per rispondere dei reati, ma non più come presidente della Repubblica, poiché questa condizione l’aveva già persa quando:
a – propose il referendum contro l’art. 239 – e questo fu tollerato
b - quando reiterò due volte ordini contro la decisione della Corte.
Essere stato eventualmente vittima di una decisione arbitraria [essere stato espulso dal paese, NdT] (ma ho fonti molto buone che mi assicurano che egli chiese di poter uscire dal paese, ma questo è irrilevante) chiede, allora, la punizione di coloro che possono aver commesso questa arbitrarietà. Ma questo non significa ricondurre al potere un presidente che, se non fosse sufficiente la destituzione automatica, è stato cassato dalla Corte Suprema di un paese, ripeto, DEMOCRATICO. Siamo alle porte del
...fatto numero 13 – Non esiste il processo di impeachment nella Costituzione dell’Honduras. Per quanto strano possa apparire a molti, in tempi cosiddetti globalizzati, ogni paese ha le sue proprie leggi. Si può anche pensare che l’art. 239 sia un attentato a questo o quel principio, ma le Costituzioni non sono universali. Sia come sia, c’è stato , si sottolinei, un debito processo legale che è sboccato nella deposizione – e non nella uscita dal paese – di Manuel Zelaya. Egli non ha lasciato dietro di sé l’incarico di presidente quando è stato espulso dal paese. È stato fatto uscire quando già non aveva più la carica di presidente. L’illegalità (se è stato contro la volontà) di questo atto di espulsione non ha la possibilità di:
a – retroagire nel tempo, annullando la sua cassazione, che già era stata decisa dalla Suprema Corte;
b – far diventare il golpista vittima del golpe. O non era un golpe il tentativo di mettere l’Esercito contro
...fatto numero 14 - Se ha tentato di fare un golpe (due volte) e questo gli è stato impedito dalla Giustizia e dalle Forze Armate – con l’accordo del Congresso – coloro che lo hanno impedito, mantenendo l’integrità della Costituzione, hanno fatto un contro-golpe. Metto in risalto ora il ...
...fatto numero 15 – Non chiedetemi di essere d’accordo sul fatto che, beh insomma, anche se diverso sempre golpe è stato, pur non facendo diventare Zelaya una persona meravigliosa… Ma nemmeno per sogno! Se io pensassi che fosse stato un golpe, starei difendendo il suo ritorno al potere. Concludo, quindi, con il …
...fatto numero 16 – Questo già a che fare con la tesi sostenuta su questo blog fin dal primo giorno. Le democrazie latino-americane – e le loro istituzioni – devono stare attente al “golpe delle urne” – o “assolutismo delle urne”, come lo chiamo io. Anche tra noi ci sono correnti “giuriste” (con tessera PT, naturalmente) che pretendono istituire la democrazia plebiscitaria. Dobbiamo contenerli. L’Honduras è stato il primo paese dell’America Latina a bloccare, con un contro-golpe, il golpe bolivariano.
Se la manovra chavista finirà male nel paese, lo chavismo inizia a morire. Se trionfasse – e dirò in un altro post quello che intendo con “trionfo” – tutti noi saremo un poco più minacciati di prima. Coloro i quali, con più o meno enfasi, chiamano “golpe” quello che è successo in Honduras sono, per quanto simbolicamente, mettendo a rischio la propria libertà.
Honduras è un paese piccolo e povero. Ma ha deciso di risolvere i suoi problemi con la democrazia. Speriamo che ci riesca. E la mia ammirazione per coloro che resistono all’assedio bolivariano e dei liberali senza cervello è immensa.



