Contro l'imbecillità collettiva

"Se anche nel pieno della confusione generale
stai cercando di scoprire quello che è giusto,
in mezzo a persone che non sanno più distinguere il bene dal male,
allora hai già fatto molto"
(Olavo de Carvalho)




CHI SONO

Utente: cabasilas
Io sono solo un peccatore amato da Dio. Questo blog nasce soprattutto per far conoscere il pensiero del filosofo brasiliano Olavo de Carvalho. Shaphiro è una parola siriaca che richiama la bellezza, la luce, la trasparenza. Non sono attivati i commenti perché non ho tempo per rispondere. Leggete i testi: se vi piacciono, tornate; se non vi piacciono, amen, dimenticatemi. Se proprio non resistete a chiedere qualcosa, servitevi del PVT. Infine, per quanti fossero interessati, informo che questo blog è sotto la protezione della Madonna di Fatima, di san Michele Arcangelo e di Padre Pio da Pietrelcina.


Patroni del blog.

Olavo de Carvalho

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giovedì, 19 novembre 2009

Nec laudibus nec timore



"Non già un coraggio innato, e neppure una eccessiva temerarietà. Soltanto un profondo senso di responsabilità e una visione chiara di ciò che era giusto e di ciò che non lo era potevano indurre il Vescovo Clemens August a pronunciare queste parole. Esse ci invitano a riflettere sulla luminosità della sua testimonianza di fede; invitano noi che viviamo in tempi forse apparentemente meno minacciosi, ma non meno problematici nei confronti della vita umana, ad imitare il suo esempio.
Riflettendo su ciò che era successo allora, il Cardinale von Galen ripercorse poi tutto ciò, col pensiero, nel marzo 1946, dicendo: "Il buon Dio mi ha dato una posizione che mi obbligava a chiamare nero ciò che era nero, e a chiamare bianco ciò che era bianco, così come si dice nella ordinazione vescovile. Lo sapevo che potevo parlare a nome di migliaia di persone che con me erano convinte che soltanto sul fondamento del Cristianesimo il nostro popolo tedesco può essere veramente unito e raggiungere un futuro benedetto"."

(Card. J. Saraiva Martins, omelia per la beatificazione di Clemens August Graf von Galen, 9 ottobre 2005)


"...dobbiamo anche chiederci: da dove gli giunse [a von Galen, NdC] questa intuizione in un tempo in cui persone intelligenti erano come cieche? E da dove gli giunse la forza di opporsi in un momento in cui anche i forti si dimostrarono deboli e vili? Ha tratto intuizione e coraggio dalla fede, che gli ha mostrato la verità, gli ha aperto il cuore e gli occhi. Più degli uomini egli temeva Dio, che gli ha concesso il coraggio di fare e di dire ciò che altri non osavano dire e fare. Così egli ci dona coraggio, ci esorta a vivere di nuovo la fede oggi e ci mostra anche come ciò sia realizzabile nelle cose semplici e umili e tuttavia grandi e profonde". (Benedetto XVI)


Ciò mi sovvenne, quando lessi questo.

postato da: cabasilas alle ore 14:20 | link |
categorie: aborto, verità
lunedì, 16 novembre 2009

Come diceva Peppino...

toto_peppino_e_la_malafemmina_5
Dico soltanto che per la stessa cosa, nei paesi loro, c'è la pena di morte.


"E ho detto tutto!"


postato da: cabasilas alle ore 13:57 | link |
categorie:
sabato, 14 novembre 2009

Anche negli affari divini


Oltre agli scacchi, che sono stata una mia antica passione (al massimo del mio fulgore sono arrivato a essere un improbabile 2a nazionale), c’era un altro gioco che mi affascinava: lo scopone scientifico. Mi affascinava l’equilibrio tra caso e abilità e la possibilità, nel caso di una mano di carte non felicissima, di poter comunque poter ugualmente tentare di giocare e, a volte, poter perfino ribaltare il gioco con giocate attente.

Chi inizia a giocare a scopone, prima o poi, si incontra con Chitarrella, un misterioso personaggio napoletano (forse un prete, c’è chi dice un domenicano) della metà del sec. XVIII, che ci ha lasciato le sue famose 44 regole per ben giocare. Oggi le stavo rileggendo. Improvvisamente mi ha colpito l’ultima, la 44esima. Il suo testo era in latino, ma è molto conosciuta anche la sua traduzione napoletana fatta da Luigi Chiaruzzi.


Sarò stato in coma post-prandiale, ma mi è parsa una bella sintesi della vita ascetica e spirituale.

 

"Memento, bone jocator, quia non solum tuis sed etiam socii chartis joca. Cave ne a captione in praesens jocunda allectus poenas tuae imprudentiae laus, nam philosophiae scoponis est in longinquum spectare et ultra lucrum proximus remotus exitus considerare. Ut in negotiis, sic in scopone".

 
"Allicordate, tu ca saje jocà, ca lo jocatore fino non ghioca solamente co le ccarte propie, ma pure co chelle de lo compagno. Non ghirtene maie de capa pe facere na guappa pigliata senza sapè haddò vaie a piglià pede. Ne lo scopone nun conta lo ditto: «È meglio l'uovo ogge ca la gallina craie » pecché lo scopone guarda lontane e a la priezza de lu mumento hadda da mettere nnante le conseguenze e li vantagge de lo tiempo ca vene appriesso. Aie caputo? Miettete ncapo a te ca comme s'ammarcia pe l'affare, s'ammarcia pe lo scopone".

 

(Chitarella, Le regole dello scopone e del tressette, versione napoletana di L. Chiaruzzi, nuova traduzione italiana di E.Pellegrini, illustrazioni D,Danti, Bari 1982,33)


postato da: cabasilas alle ore 14:00 | link |
categorie: pensieri
venerdì, 13 novembre 2009

Il collegamento



Quando vado a trovare mia mamma, è ormai un classico assistere alla Prova del cuoco, sebbene debba ammettere che, da quando non c’è Antonella Clerici, in effetti qualcosa ha perso un certo sapore. Assistiamo alla trasmissione anche perché Beppe Bigazzi è di un paese a meno di quindici km da quello di mia mamma e il suo accento mi richiama sempre qualcosa che è ben radicato dentro di me.
Bene, nella puntata di oggi sono sobbalzato un paio di volte. Una coppia di cuochi pugliesi preparava un piatto “col sugo della domenica”. Uno di loro lo ha ripetuto varie volte, che quel sugo significava un giorno speciale. Fino a quando ha testualmente detto: “è il profumo che si spande dalle finestre, tra le strade del centro storico del nostro paese, la domenica quando andiamo alla Messa”.
Poco dopo, uno dell’altra coppia di cuochi concorrenti, friulani, spiegando come l’origine del piatto che stava facendo fosse “di riciclo”, originariamente fatto per re-impiegare degli avanzi, ha detto “è la ricchezza della povertà”. Bigazzi ha risposto: “Beh, direi soprattutto conoscenza, ossia chi conosce sa come impiegare di nuovo…” e l’altro ha detto: “Beh, io citavo P.Turoldo”. Al che Bigazzi subito: “Oh, il mio maestro!”.
Quando mia mamma si è alzata per finire di preparare il pranzo, pispolando il telecomando, sono infine capitato in una trasmissione sull’Alluvione del ’66. C’erano molte testimonianze, ma quello che mi colpiva era la franca umanità di alcuni anziani, che raccontavano come avessero preparato “pane con l’olio” e quello che avevano ai ragazzi che lavoravano nel fango, così senza che alcuno lo avesse chiesto e preteso, solo per compassione e partecipazione.
Andando a vedere piazza del Duomo pedonalizzata, nella mia passeggiata post-prandiale, mi veniva da pensare alla profondità delle radici cristiane, che intessono sostanzialmente la nostra civiltà, dal Friuli alla Puglia. Di come i nostri ricordi comuni siano legati a questa civiltà. Sentivo il profumo anche io di “sugo della domenica”, anche io rivedevo l’aia della casa del mio zio, in campagna, con la straordinaria ricchezza di sapori e profumi, pur nella rude semplicità di una casa di mezzadri, come ancora se ne vedevano alla fine degli anni ’60. Le campane, la domenica alla Messa, con lo sciamare di noi bambini dalla chiesa alla pasticceria…Riconoscevo il senso profondo della “ricchezza della povertà” fatta di condivisione, di accoglienza, di capacità di sacrificio: sia il profumo del pane con l’olio che quello di una mano stesa, sono i frutti di duemila anni di civilizzazione cristiana.
Sistematicamente qualcuno la sta smontando, pezzo per pezzo, per puro odio e rancore. Contemporaneamente i nostri istinti più bassi sono stimolati a crescere, ad agire. Ovviamente viviamo sempre peggio, ma nessuno fa il collegamento. Ecco, questo è quello che mi colpiva di più oggi pomeriggio: nessuno fa questo collegamento. Ci si attacca a impersonali fatalità storiche, nuovi tempi, nuove necessità… tutto come se fosse una Imponderabile Necessità. Nessuno collega questo disastro al sistematico sradicamento dei valori cristiani nella nostra società.
 Pensavo proprio a questo quando ho visto in via del Corso l’ennesimo negozio di scarpe, laddove, tanti anni fa, andavo a comprare libri alla Libreria Fiorentina.
 
“Firenze che vestiva/ lo spirito e la mente/ ora ti veste dal ‘bellico in giù”
(R.Marasco)

postato da: cabasilas alle ore 18:50 | link |
categorie: pensieri
martedì, 10 novembre 2009

Colori che nutrono



Questo fine settimana ho fatto un’immersione nell’autunno. Ho camminato in vere e proprie nuvole con tutte le gradazioni del giallo e del rosso, lungo le amatissime foreste Casentinesi. Alle 8.30 camminavamo nel piazzale della Verna, fasciati di silenzio. Ero con un amico gesuita portoghese, al quale illustravo ogni pietra e ogni angolo di quel luogo meraviglioso con l’orgoglio e la gioia di chi desidera offrire il meglio all’ospite gradito. Dopo la messa celebrata nella cappellina di san Bonaventura, siamo partiti per Caprese Michelangelo, salendo fin sull’Alpe di Faggeta, da dove si vedevano, ancora una volta, i colori autunnali distesi come il mare. Ci siamo poi diretti in un antico monastero, restaurato dal Vasari, in una splendida cittadina a cavallo tra il Trasimeno e la Val di Chiana, dove siamo stati ospitati per la notte. La sera ho ascoltato la staffetta delle campane che il nostro monastero scambiava con gli altri due limitrofi, il tutto in un silenzio che, chi vive in città come me, fa fatica a credere che possa esistere ancora. Il mattino dopo siamo partiti alla volta di Montepulciano, che forse per il tempo grigio e freddo era quasi deserta, permettendoci una visita quasi al limite del dissesto temporale, in modo che potevano immaginare di vedere spuntare, da un momento a un altro, qualcuno vestito con abiti del XVI secolo. Anche il profumo dei caminetti accesi, che invadeva le strade, entrava nei polmoni e lavava l'anima, con quella sensazione di pace e quasi pungente malinconia che sempre mi hanno fatto le domeniche pomeriggio d'inverno, fatte di fuoco e castagne.

Per le strade di quella parte stupenda di Toscana, le vigne erano ancora con le foglie. Mi veniva in mente Papini, in una “scheggia” sulla speranza, scritta nel 1946:

“Tra le innoverabili povertà che oggi intristiscono e curvano gli uomini la più ingiuriosa è la povertà di speranza. Tocca a noi [i cristiani, NdM] sovvenire a questa codarda indigenza, riammassare l’eredità dilapidata. Tra i pampini roggi e accartocciati dell’ultima vendemmia soltanto i nostri occhi sanno scoprire i grappoli ancora odorosi di sole dai quali si può spremere il vino ardente delle nuove nozze”.


Un fine settimana con un amico, immersi nell’autunno, conversazione intelligente e profonda, nutriti di paesaggi toscani.


Se for só isso o céu
está perfeito


(Adélia Prado).



postato da: cabasilas alle ore 08:39 | link |
categorie: storielle, tirami su
lunedì, 09 novembre 2009

La parola proibita



Mi metto nei panni di chi non ha vissuto quel giorno. Cosa saprà? Perché c'era quel muro? Perché i tedeschi erano divisi? Tutti insieme appassionatamente a celebrare la caduta di questo terribile muro. Ma perché stava in piedi? Chi lo aveva eretto? I marziani?
Ricordo un pomeriggio, mi pare fosse proprio cinque anni fa. Ero in un piccolo paese del Valdarno, costruito perfettamente come un accampamento romano, con il cardo e il decumano che si intersecavano in una bellissima piazzetta cinque-seicentesca. Proprio come quando ero piccolo, nel corso principale vi erano le bacheche dove si potevano leggere le pagine più importanti dei giornali. Un paginone centrale era dedicato alla caduta del muro di Berlino. L'articolo era scritto da una classe di scuola superiore, all'interno di una iniziativa lanciata dalla Nazione di Firenze, qualcosa tipo "il quotidiano in classe". La classe aveva scritto un lungo pezzo dove si parlava del muro, di quanto fosse il terribile frutto di un più terribile imperialismo. E l'imperialismo qui, e la vittoria della libertà qua, etc. Ma non c'era quella parola: scomparsa, proibita.
Perché è morto ciò a cui si riferiva? E perché, se è morto il referente, si ha tanta paura a pronunciarla?

La riconciliazione vera nasce dalla verità e dalla verità storica. E il primo passo è chiamare le cose con il loro vero nome. Davvero quella cosa continua ad aggirarsi: e non solo per l'Europa (vedi l'America Latina). Ed  è davvero uno spettro: inafferabile, spaventoso e capace persino di impedire che lo si chiami con il suo nome, capace di partecipare persino alla celebrazione del proprio funerale, ridendo sotto i baffoni degli ingenui che vi sono convenuti, ignare vittime di domani.

"Vi sono alcuni i quali, di fronte all'iniquità del comunismo che mira a strappare la fede a quelli ai quali promette il benessere materiale, si mostrano pavidi ed incerti; ma questa Sede Apostolica, con documenti recenti, ha indicato con chiarezza la via da seguire, dalla quale nessuno dovrà allontanarsi se non vorrà mancare al proprio dovere".

(Pio XII, Menti Nostrae, 1950)




postato da: cabasilas alle ore 23:12 | link |
categorie: comunismo

Come Kortschnoj in certe varianti della Francese


Chiunque giochi a scacchi appena sopra il livello di wood pushing sa che ci sono alcune aperture taglienti, veri rasoi, che bisogna saper maneggiare alla perfezione, pena il farsi male davvero (= perdere la partita). Una di queste aperture è certamente la Siciliana che, in alcune sue linee, richiede una dose di adrenalina e di acciaio per i nervi dei due giocatori.
Un'altra linea "ad alta tensione" (che io giocavo spesso quando "trasportavo legname da un capo all'altro di una scacchiera") è la Francese. Qui il Nero soffre abbastanza per quasi tutta la partita, ma se gioca con attenzione e non si lascia spaventare dall'attacco e dall'iniziativa del Bianco, prima o poi può piazzare il suo contrattacco. Non a caso uno dei più grandi virtuosi della difesa Francese è stato Viktor Kortschnoj, il "terribile Viktor", la "belva di Leningrado", l'indomabile, il mio beniamino scacchistico degli anni '70. Nel 1974 perse per un punto il match di qualificazione per lo sfidante di Fischer, cosa che poi risultò valere il titolo mondiale in quanto Bobby, come è noto, rifiutò di giocare con Karpov, il beniamino dell'apparato sovietico del tempo. Kortschnoj abbandonò l'URSS e ricominciò tutto da capo. Per anni i giocatori sovietici boicottarono ogni torneo dove lui fosse stato presente, con il risultato che nessuno lo invitava più nei grandi circuiti (dove senza giocatori URSS il livello sarebbe stato bassissimo). Ma non si perse d'animo. Nel 1978 a Banguio, nelle Filippine, sfidò di nuovo Karpov. E ancora, dopo una rimonta fantastica come a Mosca nel 1974, perse per un solo punto. E ancora non si perse d'animo e tre anni dopo (il mondiale si giocava ogni tre anni), nel 1981 a Merano era ancora lui lo sfidante di Anatoly Karpov. Questa volta la sconfitta fu più sonora, sebbene il match fu giocato in condizioni psicologiche complesse per Kortschnoj (la moglie e il figlio erano ancora in URSS, con la condizione di familiari di un dissidente). Ottenne in seguito al cittadinanza svizzera e per la Svizzera ancora oggi gioca.
 E' stato uno dei maestri della difesa e del contrattacco ed è ancora ad altissimi livelli, pur con i suoi 78 anni.
Tutto questo per dire che, lasciata la situazione in Honduras, qualche giorno fa, ormai praticamente perduta, al mio ritorno alle notizie scopro che invece con una specie di miracolo ancora ci sono delle speranze. Come faceva il mio beniamino Viktor: una partita apparentemente perduta che improvvisamente si riaccendeva grazie al gioco preciso e nervi saldi del difensore.

Gli azzurri contrattaccano, creano un impasse e ancora possono rovesciare la partita
Heitor de Paola, 07/11/2009
(articolo originale in portoghese)
 
"Nell’ultimo articolo (trad. in italiano qui) avevo considerato la partita ormai vinta da parte del Foro de São Paulo, ma avevo sottostimato la capacità di contrattacco degli azzurri. Lo scacco matto sembrava imminente, ma il Governo costituzionale è riuscito a fare la cosa più difficile: formare entro la scadenza concordata un governo di coalizione senza Zelaya e, più importante, è riuscito ad incassare la dichiarazione del Senatore americano John de Mint il quale ha affermato che “il governo Obama ha finalmente rettificato la sua politica errata in relazione all’Honduras”. De Mint è troppo ben qualificato al’interno dell’opposizione repubblicana, per mettersi a parlare senza informazioni di prima mano. È da notare anche la la H. Clinton praticamente è scomparsa dalla scena e De Mint parla con molta più proprietà di Shannon, il rappresentante ufficiale del suo paese.
Alcuni fattori sono avvenuti per giustificare una “rettifica”, se non una vera e propria virata completa: le due sconfitte e un pareggio elettorale – la rielezione di Bloomberg un sindaco indipendente – negli USA, il crollo della sua popolarità e la ovvia doppia sconfitta in Afghanistan – militare e politica con Hamid Karzai che ha truccato le elezioni – sono venuti a sommarsi ancora più recentemente con la sconfitta del matrimonio gay nell’ultra-liberal stato del Maine, lasciando l’Obaminevole in una posizione difficile, impensabile solo alcuni mesi fa.
La respinta del matrimonio gay è stata in grande parte merito del vescovo cattolico Richard J. Malone che ha distribuito DVD, annunci sui Bollettini parrocchiali, collette per raccogliere fondi in favore della campagna contro la distorsione del concetto di matrimonio e una lettera “contundente” che dovrebbe servire come esempio alla Conferenza Episcopale Brasiliana. La reazione cristiana è giunta in tempo, nello stesso giorno in cui un ufficiale mussulmano dell’Esercito Americano ha provocato una strage nella base di Fort Hood, Texas e della divulgazione di un video con una selezione di dichiarazioni dell’Obaminevole sull’Islam.
Torniamo in Honduras. Gli azzurri ancora possono ribaltare il gioco, ma devono smettere di giocare “pulito” con giocatori usi ai colpi sporchi come i comunisti (se qualcuno dice “bolivariano” lo strangolo!). Una delle mossettine più innocenti è nell’item 5 dell’ Accordo di conciliazione nazionale: accettare un accordo che dice “che il Congresso (...) decida a rispetto del ‘retroagire la titolarità del Potere esecutivo al suo stato prima del 28 giugno fino alla conclusione dell’attuale periodo di governo, il giorno 27 gennaio 2010’”. Possibile che non si siano resi conto che Zelaya, Insulza, Lula, Chávez, MAG et caterva interpreteranno come il ritorno di Zelaya, che appunto era il Presidente nello “stato prima del 28 giugno”?
Chi ha a che fare con rivoluzionari deve sempre tenere a mente l’ammonimento di Churchill a Chamberlain quando questi ritornò dagli accordi di Monaco con ‘Herr Hitler’: ‘potevi scegliere tra l’umiliazione e la guerra, hai scelto l’umiliazione e avrai la guerra”. Zelaya ha già posto le sue SA nelle strade, sebbene senza molto successo visto che le sue turbe adesso non sono ben organizzate".
 

postato da: cabasilas alle ore 07:54 | link |
categorie: comunismo, america latina, honduras, foro de são paulo, bhussein obama
venerdì, 06 novembre 2009

Il tarocco esiziale



 


«Del Cristianesimo, volenti o nolenti, non v’è scampo perché non è lecito salvarsi da ciò che salva. Anche nel mondo spirituale tutte le difese e le offese che avete tentato per contrapporre nuove fedi e dottrine al Cristianesimo non sono che lacerti o contraffazioni del Cristianesimo stesso. Tutte le eresie filosofiche, tutte le sette e le chiese laiche, tutte le teorie sociali e rivoluzionarie pullulate nei recenti secoli non sono altro che tentativi di prendere uno degli elementi della sintesi cristiana tralasciando o negando tutti gli altri. Ma quell’elemento che è salutare ed efficace finché riman fuso e collegato nella sintesi divina operata da Cristo diviene, appena scerpato dall’insieme a assunto come principio unico di verità, pericolo e causa di errori. Anche qui la separazione è peccato contro lo spirito. Non è lecito dividere ciò che Dio volle unire. Avulsi dalla rivelata unità, deformati con la pretesa di trasformarli in assoluti a sé stanti, quei principi si corrompono e si steriliscono. La promessa del paradiso diventa brama del paese di Cuccagna, l’obbligo del lavoro si muta in confisca dei frutti dell’altrui lavoro, il comando della carità decade in gelida filantropia, l’amor fraterno si muta in solidarietà razionale e convenzionale. Ciò che nella luce soprannaturale della sintesi cristiana era farmaco si converte, trasportato nell’ordine umano e terriano, in veleno. Un Cristianesimo mutilato è un Cristianesimo inaridito o tradito»

(G.Papini, Lettere agli uomini di papa Celestino VI, Firenze, 1947(3a ed.), 274s.)

postato da: cabasilas alle ore 07:50 | link |
categorie: tirami su
mercoledì, 04 novembre 2009

Il Rosso muove e vince


Finita. L'apertura è stata giocata benissimo, così anche il mediogioco. L'orologio correva, ma chi era in Zeitnot era l'avversario. La posizione era solida, l'attacco che si stava subendo in fondo era l'ultima risorsa disperata di chi sa che ormai può solo cercare di muovere le acque, di pescare nel torbido. Le minacce erano solo apparenti, bastava soltanto attendere ancora un poco al controllo del tempo e la posizione dell'avversario sarebbe crollata come un castello di carte. Invece, il rumore nella stanza, le grida dei sostenitori, gli strani rumori fuori dalla finestra lo hanno distratto. Si è preso paura, si è innervosito e ha iniziato a temere. Prima l'offerta di patta (no! no!...) sdegnosamente rifiutata dall'avversario che, nonostante la posizione sulla scacchiera fosse perduta, ha iniziato a sorridere. Le minacce finte sono diventate vere, come spesso accade la difesa è diventata imprecisa, fino alla mossa che ogni rivista di scacchi potrebbe corredare dei fatidici "??", errore fatale. L'Azzuro ha fatto la cappella. Il Rosso ha mosso e ha vinto.
 

Il Rosso muove e vince

 

Heitor de Paola

(01/11/2009)

(Articolo originale in portoghese)

 

 

"Nella partita di scacchi giocata al momento nell’istmo dell’America Centrale i tradizionali colori bianco e nero sono sostituiti dal rosso – comunista – e azzurro – colore predominante nelle bandiere dei paesi di quelle regioni. Quando scrissi Lance de Grande Mestre  (“mossa da Grande Maestro”, NdT) avevo già previsto che Zelaya era arrivato per rimanere come pezzo fortissimo minacciando permanentemente scacco matto e rovesciare le sorti della partita a favore del Foro de São Paulo.

 

Detto, fatto! Dopo un’offerta di patta da parte del Governo costituzionale – Micheletti avrebbe rinunciato se Zelaya avesse fatto lo stesso, una specie di scambio delle Donne, sebbene fosse un gambetto rischioso – il Rosso non ha accettato, ha portato il pedone in ottava e ha preso un altro pezzo forte. Zelaya sa che ha le spalle protette dall’appoggio dell’amministrazione obaminevole che ha inviato il suo pezzo fortissimo, Shannon, per dare Scacco Matto all’azzurro (leggere qui per capire chi comanda nella politica obaminevole in Honduras). L’azzurro ha tentato una mossa disperata presso la corte dell'Aia che molto probabilmente non sortirà alcun effetto – e se anche lo sortisse – sarebbe questioni di mesi e la storia dell’Honduras allora già sarà un’altra. L’accordo Guaymuras è un tentativo di nascondere la sconfitta degli azzurri e salva la faccia a Micheletti, alla Giustizia e alle Forze Armate honduregne. Hanno accettato quello che Zelaya esigeva: la decisione sul suo ritorno – cosa in sé impensabile un mese fa – sarà decisa dal Congresso e non dalla Giustizia. Vince la democrazia ma perde il rule of law! Vince la decisione popolare, perde la legittimità della Corte che lo aveva destituito e mandato via dal paese. Vince la demagogia – il Partito Nazionalista, virtuale vincitore delle elezioni potrà votare a favore per non perturbarle e legittimare la nuova amministrazione davanti alla nefasta “comunità internazionale”.

Anche nel caso in cui il Congresso voti contro il ritorno di Zelaya – in tal caso le turbe zelayste metteranno a ferro e fuoco il paese – lo stesso accordo è già in sé una sconfitta della Legge.

In Nicaragua Ortega è riuscito a ottenere la rielezione perpetua e nessuno ci ha messo bocca. Al di là degli inevitabili e formali brontolii sottovoce della famigerata ONU, il resto del mondo resta a suo favore – della democrazia contro la Legge – o mostra indifferenza. In Brasile settori liberali applaudono a una frode montata dai fratelli Castro e credono nell’autenticità di un’impostora. Foro de São Paulo, complimenti!

 

Fobia sull’uso delle parole

 

È impressionante vedere come la campagna sviluppata dal Komintern fin dagli anni ’30 del secolo scorso atta a delegittimare l’anticomunismo ha generato una fobia perfino negli articolisti liberali: pochi osano scrivere o pronunciare la parola comunismo. È populismo, bolivarianismo o qualsiasi altra parola vuota di significato. Comunismo, mai, nonostante che il Foro de São Paulo sia stato esplicito fin dalla sua fondazione: recuperare in America Latina quello che è stato perso in Europa dell’Est. E che cosa si è perso da quelle parti? "


postato da: cabasilas alle ore 07:48 | link |
categorie: comunismo, america latina, honduras, foro de são paulo
lunedì, 02 novembre 2009

Non ti fermare troppo a lungo



Ci sono alcuni modi di pensare alla morte e ai propri defunti che hanno sempre agito su di me con due sentimenti contrastanti: un certo fascino di attrazione (come quando ci si sporge verso uno strapiombo e per un momento ti attraversa il desiderio di lanciarsi nella sua profondità) e una istintiva repulsione, come se la cosa non potesse appartenermi. Uno di questi è la descrizione della morte del mondo stoico. Certe pagine di Seneca o di Marco Aurelio mi affascinano. Certe immagini come quella del frutto maturo che staccandosi dal ramo sorride della caduta benedicendo, al contempo, il ramo che lo ha portato fino a quel momento; oppure il commensale che arriva alla fine del pranzo e semplicemente si alza ed esce (se non si è alzato prima della fine del pranzo...), ringraziando il padrone di casa e gli altri commensali. Da un lato questa serenità affascina, dall'altro mi lascia il pungente retrogusto del nulla. Una sensazione simile, anche se meno serena degli stoici, me l'ha data il "Congedo del viaggiatore cerimonioso", di Giorgio Caproni: si scende dal treno, salutando tutti, con gentilezza e un po' di dispiacere. Ma...
Oppure la sensazione che esprimo con un'immagine: quella del cimitero degli Inglesi a Firenze, vicino al quale ho abitato per molti anni. L'immagine del romanticismo neoclassico, freddo come i marmi e le colonne della loro Grecia cerebrale mi dice tristezza, sospiri davanti alle urne "all'ombra dei cipressi" e al pianto che conforta i vivi solo fino a un certo punto: non certo i morti che, in questa prospettiva, hanno fatto ormai fuggire pure la Speranza, l'ultima dea, come dice il nostro Foscolo. La morte si impone improvvisa, come nelle Rimembranze di scuola del Carducci, altro poeta "greco" in questo senso, quando scende dalla tribuna e si fa intimo. Ma senza speranza.

Quanta luce, invece, incontro nelle parole di M. Luzi, in quella meravigliosa poesia che è Il duro filamento. La poesia inizia con le parole della madre già defunta, che saranno poi ripetute, formando così un'inclusione, anche alla fine:

“Passa sotto la nostra casa qualche volta,
volgi un pensiero al tempo ch’eravamo ancora tutti.
Ma non ti soffermare troppo a lungo”.

Ci dice che è importante ricordare, qualche volta, i cari che già passarono. Ma che non ci si deve "soffermare troppo a lungo". Ossia, il ricordo soltanto è insidioso, può cristallizzarci nel passato, impedendoci di vivere il solo vero momento reale che abbiamo (il presente), azzarandoci il futuro. Qual è, allora, il vero modo della "vivificazione della memoria" senza la quale resteremmo prigionieri in uno dei modi di relazionarci alla morte, addomesticandola o perdendo le speranze; e di relazionarci con i nostri morti: inventandosi para-cerimonie assurde o relegandoli nella totale rimozione?

Udire voci trapassare insidia
il giusto, lusinga il troppo debole,
il troppo umano dell’amore. Solo
la parola all’unisono di vivi
e morti, la vivente comunione
di tempo e eternità
vale a recidere
il duro filamento d’elegia.
E’ arduo. Tutto l’altro è troppo ottuso

C'è una definizione più bella della comunione dei santi? C'è una espressione più incisiva per dire che è la preghiera reciproca ("parola all'unisono di vivi e di morti") il luogo dove ci incontriamo, ci relazioniamo e continuiamo il nostro cammino insieme, in compagnia, fino al definitivo eterno vivere in Dio? Solo la preghiera e questa comunione rompe e demolisce ogni surrogato d'eterno con il quale cerchiamo di rispondere alla "madre di tutte le domande".

Ne  parliamo anche nell'editoriale di SOL

postato da: cabasilas alle ore 09:18 | link |
categorie:
sabato, 31 ottobre 2009

Vent'anni dopo, ancora il mostro



 
Sono passati vent'anni.
Ma il mostro è sempre vivo.
Davvero mi viene da pensare che si sia finto morto per azzannare meglio coloro che pensavano di esserne i  giulivi becchini.
Per questo mi ha fatto immensamente piacere scoprire questa Dichiarazione di Praga, fatta da chi il mostro lo ha sentito sulla propria carne e per questo immune da ogni obnubilante "poetica" della rivoluzione, come quella che affetta chi lanciava urlettini di piacere e si commuoveva allo sventolare di bandiere rosse a Venezia per Chavez o per orrori simili, incapace di dare un giudizio sul pluri-deca-mega mostro assassino (cfr. anche un vecchio post).
Il mostro lo si affronta anche e soprattutto combattendo la sua principale arma, la menzogna. E' una battaglia culturale, della quale i fronti principali sono quello della storia e del capire come agisce e si esprime la mente patologica del mostro.

 

 





postato da: cabasilas alle ore 16:00 | link |
categorie: comunismo
venerdì, 23 ottobre 2009

Visto che è un furto... te la rubo!

[Invento-del-diablo.jpg]

Sto partendo ma questa non potevo non segnalarvela. Chavez  per decreto ha abolito la propietà privata. Particolari su Notalatina, dove si trova anche il link al testo ufficiale del decreto pubblicato nella Gaceta Oficial, il 25 settembre scorso. Scrive Graça Salgueiro:

"Chávez ha decretato che adesso tutto è patrimonio statale, in modo che qualsiasi proprietario di immobile ha perso il suo legittimo diritto di fare qualsiasi cosa con il suo bene, ossia affittare, donare, vendere o lasciare in eredità, visto che a partire dalla data di pubblicazione del decreto, chi decide cosa fare con le proprietà di ciascuno adesso è lo Stato"

Tra le altre cose, Graça segnala anche l'approvazione dell'Assemblea degli accordi militari con la Russia, mentre Chavez e i suoi complici stanno facendo il diavolo a quattro per gli accordi contro il narcotraffico tra Colombia e USA (accordi previsti già da Bush, figuriamoci se fossero stati fatti con questi chiari di luna attuali...).

Questo è Chavez, accolto come un grande a Venezia, con gli occhi umidi da parte dei comunisti nostrani. Ancora qualche dubbio?

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categorie: comunismo, venezuela, chavez
giovedì, 22 ottobre 2009

Il vero golpe è in silenzio (stampa)

 
Evo Morales, Manuel Zelaya Photos
 
(Morales, Zelaya, Ortega, Chavez, Correa)

Non ve lo ha detto nessuno ancora, forse; magari non ci crederete neppure, va bene uguale. Ma in Nicaragua c’è stato l’ennesimo golpe del Foro. Con la stessa tecnica ripetuta (che ha fallito solo in un caso, per adesso: Honduras) in Venezuela, etc. Si prende il potere e poi non lo si lascia più, eliminando le clausole costituzionali che impediscono la rielezione del Presidente. Così ha fatto Chávez, così ha fatto Evo Morales, così ha fatto Correa, così tentava di fare Zelaya. Ortega e i suoi avevano tentato varie strade. Prima, i sandinisti hanno cercato di far votare al Congresso un cambiamento alla Costituzione, che abolisse l’odiato art. 147. Non ci sono riusciti. Hanno tentato allora di promuovere una legge che riducesse il numero dei magistrati facenti parte della Corte Suprema de Justicia, per abbassare il quorum necessario per votare una deroga all’art. 147. Non ci sono riusciti. Ma ecco il tocco magico: la Corte Costituzionale, alla velocità della luce, in una notte, senza la presenza della metà dei componenti della Corte (i tre liberali rappresentati dell’opposizione: due avvisati della riunione quando ormai era tardi, l’altro si trovava all’estero) e con la sostituzione lampo degli assenti con tre magistrati sandinisti, ha dichiarato inapplicabile l’art. 147, che era in vigore fin dal 1995. Questo sì che è un colpo di Stato, creando "un caos giuridico senza precedenti". Stessa tecnica, stessi attori… stesse reazioni? (Le notizie sono qui e qui. Un commento del vescovo di Estelí - e vice presidente della Conferenza episcopale del Nicaragua -, monsignor Mata: "la triste realtà per il Nicaragua è che per i governanti la Costituzione è carta igienica"). Per altri link, come sempre rimando al sito di Heitor de Paola.
 
Un siparietto del quale, mi pare, non si è avuta notizia sui nostri giornali. L’ONU aveva incaricato i suoi uffici competenti di fare una perizia giuridica sull’attuazione della Corte Suprema honduregna nel caso Zelaya. Risultato? Tutto pienamente nel rispetto delle leggi dell’Honduras. Ma poiché l’Assemblea dell’ONU, con una irresponsabile decisione, presa soltanto dopo poche decine di ore sotto le pressioni possiamo immaginare di chi, aveva bollato come golpe quello che era successo, si prospettava una meravigliosa figura barbina. Cosa si è fatto allora? Lo stesso Segretario MegaGalattico ha fatto un comunicato dicendo che queste erano notizie false. E la perizia giuridica richiesta agli stessi uffici dell’ONU? Nel solito cassetto. Se non ci piace, non la usiamo. Chiaro, no? Notizie, particolari e fonti in portoghese e spagnolo, sul sito di Graça Salgueiro.
 
Su le ultime dell’Obaminevole, un post a parte. Lo merita, che diamine, è un Nobel. Butto giù soltanto un paio di cose, così per gradire. Sappiamo che Obama è sceso in guerra contro la Fox, quasi l'unica voce televisiva che non accetta di cultuare a priori il nostro B.Hussein. Così, tanto per la serie dimmi con chi vai, chi scegli come tuoi collaboratori e porta voce e ti dirò chi sei: chi è la nostra Ann Dunn, White House Communications Director  che ha portato l'attacco alla Fox? Una ammiratrice di Mao (noto difensore della libertà) in quanto suo filosofo preferito  . Con la classica confusione mentale della mentalità rivoluzionaria, vi associa anche Madre Teresa. Perfetto. Assi interessante anche è come la incontenibile Ann spiega come hanno "controllato" i mass media nella campagna di B.Hussein. Fenomeno mediatico detto del nostro, in questo caso, non è proprio un'esagerazione.



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categorie: comunismo, stati uniti, america latina, honduras, foro de são paulo
martedì, 20 ottobre 2009

Una Rachele felina


Era il 28 agosto del 2003. Quello che racconto è vero, ognuno pensi quello che vuole. A me questo ricordo sovviene spesso, soprattutto quando sono a Roma e sento suonare, alle 21, la bellissima - e tristissima - campana di Santa Maria Maggiore.
 
Mi trovavo a Santa Rita do Sapucaí, nello stato brasiliano di Minas Gerais. Ero stato a trovare un amico ingegnere, oggi sacerdote gesuita, che lavorava come Rettore nella locale Scuola di Elettronica (questi gesuiti fanno davvero di tutto). Dopo aver visitato l’istituto e chiacchierato amabilmente, eravamo andati a cena fuori insieme ad altri colleghi. Al nostro ritorno nell’Istituto, dove lui viveva e dove mi ospitavo, mi propose di continuare la nostra conversazione iniziata al ristorante. Prima, però, doveva andare ad attivare non ricordo quali circuiti per degli esperimenti da fare all’indomani.
Mentre lo aspettavo iniziai a passeggiare per una specie di chiostro interno, recitando il Rosario, quando vidi la gatta della casa entrare nella Cappella con qualcosa in bocca. Sul momento pensai che avesse preso un topo e che fosse andata in un luogo decisamente errato per mangiarselo. Incuriosito e con la volontà di convincere la gatta a scegliersi un luogo differente per la sua cena, entrai nella Cappella. La intravidi, nella semioscurità, vicino a un inginocchiatoio, acciambellata, senza il topo. Sempre al buio, mi avvicinai e la toccai leggermente, per farla andare via, ma nulla. Sembrava applicasse una qualche tecnica di resistenza passiva. La presi allora per la collottola, allontanandola dall’inginocchiatoio. Si lasciò docilmente spostare, poi, lentamente, tornò ad accovacciarsi al solito punto, vicino al topo che adesso i miei occhi abituati al buio, iniziavano a scorgere. Non avendo alcuna voglia di toccare il topo, mi alzai e uscii, con l’idea di avvisare il mio amico.
Mentre continuavo a passeggiare fuori, sento delle urla: uno degli anziani gesuiti della comunità era andato in Chiesa e aveva scacciato la gatta dalla Cappella. E qui accade qualcosa che non ho più dimenticato. La gatta iniziò a seguirmi. Mi sedetti su un muretto e guardai la gatta che, fin dal mio arrivo, non si era mai lasciata avvicinare, se non poco prima nella cappella. La gatta saltò sulle mie ginocchia e iniziò a fissarmi. Poi si rizzò sulle zampe posteriori, appoggiando le anteriori sul mio petto, avvicinando il musetto ai miei occhi e guardandomi dentro. Io ero come paralizzato dal fascino misterioso della situazione. Poi la gatta guardò la corona che avevo in mano e ritornò a fissarmi. Ammetto che un pensiero strano passò nella mia testa: “Questa gatta vuole pregare? O forse vuole che continui io a pregare?”. In quel momento giunse il mio amico. Lo informai del topo e della storia della gatta. Lui mi chiese: “Sei sicuro che fosse un topo?”, “Beh”, risposi, “Cosa poteva essere? Non certo un cheeseburger”. Mi alzai allora per recarmi in cappella con il mio amico e la gatta ci seguì. Questa volta accendendo la luce vidi presso l’inginocchiatoio uno spettacolo penosissimo: non era un topo, ma uno dei gattini che la gatta aveva partorito da poco tempo. Era morto. La gatta arrivò, ci guardò e si acciambellò attorno al suo gattino morto. Come inebetito mi alzai, uscendo di nuovo nel chiostro, mentre il mio amico andava a prendere qualcosa per rimuovere il gattino. La gatta iniziò a seguirmi per il chiostro, miagolando come mai ho risentito dopo, con una specie di pianto e lamento, non certo umano ma neppure – almeno a me così parve –“soltanto” animale. Pianse così, sotto la mia finestra, tutta la notte. Lo so, lo so che è proiezione antropomorfica, ma mi venivano in mente le parole del profeta Geremia vox in excelso audita est lamentationis fletus et luctus Rachel plorantis filios suos et nolentis consolari super eis quia non sunt. Inutile dire che dormii ben poco.  
L’indomani, molto presto, uscii per recarmi alla Rodoviaria a prendere il pulmann che mi avrebbe portato a Mococa. Mentre camminavo mi venne di voltarmi: la gatta mi seguiva. Arrivò fino al cancello, si sedette e iniziò di nuovo a piangere, mentre io mi allontanavo, con la mia valigia, trattenendo un flusso di lacrime che non chiedevano altro che di uscire. Furtivamente uscirono, prima di entrare dentro l'autobus, irrigando il mio pensoso silenzio durante le molte ore successive di viaggio. 

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categorie: storielle
venerdì, 16 ottobre 2009

Vere persecuzioni e strategie rivoluzionarie

Blessed Miguel Pro - his photos da Jobriga.
 

(Martirio del gesuita messicano Miguel Pro, vittima della rivoluzione massonica degli anni '20)


Questi sono perseguitati davvero,
senza campagne di amplificazione di tutta la stampa compiacente,
prima e dopo,
per preparare il colpo,
e poi di continuo
dopo aver perso solo il primo round.



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venerdì, 09 ottobre 2009

Te lo disegno


schizzo
La crisi honduregna disegnata in sedici fatti.
Non lasciatevi ingannare!


di Reinaldo Azevedo

(originale in portoghese qui)

A volte bisogna fare un disegno. E quindi disegniamo. Iniziamo con una questione molto generale, che vale per l’Honduras, vale per il Brasile e per qualsiasi altro paese: si può non gradire la Costituzione che si ha, ma sempre ne esisterà una. La questione è sapere se essa fu votata in un regime autoritario o democratico; se la legittimità va braccetto con la legalità. Nel caso honduregno, anche se si può fare poco con il testo costituzionale e attribuirgli esotismi – quella brasiliana è piena di stranezze –, la costituzione è stata scritta in un regime di piena libertà e ha garantito la stabilità del paese, con successioni democratiche, fin dal 1982. Se avesse questo o quell’obiettivo, se cercava di tenere insieme questa o quella configurazione di potere, importa poco. Anche sul Testo brasiliano o americano si possono fare varie speculazioni. Il PT [il partito di governo attuale]si rifiutò di partecipare all’atto puramente formale di omologazione della Carta perché diceva che con essa si cercava di tenere i lavoratori fuori dal potere o qualche altra scemenza del genere. Così si stabilisce il

 

fatto numero 1 - La Costituzione dell’Honduras è stata democraticamente istituita. E, in questo mio disegno a parole, questo ci rimette immediatamente al …

fatto numero 2- La Costituzione dell’Honduras ha un articolo, il 239, la cui redazione possiamo anche considerarla curiosa, un tantino grullarella e, secondo alcuni, contraria ad alcuni buoni principi del diritto. Può essere. La Costituzione brasiliana dava le tabelle per gli interessi finanziari, ad esempio. Nella riforma costituzionale, l’articolo venne abrogato con un emendamento abrogativo proposto dall’allora senatore José Serra. Torniamo alla Costituzione honduregna. Dice l’articolo 239:

“Il cittadino che sia stato titolare del Potere Esecutivo non potrà essere presidente o candidato. Chi trasgredisse questa disposizione o ne proponesse la sua riforma, così come quelli che lo appoggiassero direttamente o indirettamente, perderanno immediatamente le loro rispettive cariche e resteranno esclusi per dieci anni dall’esercizio di qualsiasi funzione pubblica”.

Nell’originale c’è scritto “cesarán de inmediato en el desempeño de sus respectivos cargos”. Anche in spagnolo, “de imediato” significa “de imediato”.

Il famoso referendum che Manuel Zelaya voleva fare violava apertamente questo articolo. E così andiamo al …

fatto numero 3- È falso, e l’archivio della stampa honduregna è disponibile in Internet, che Zelaya non appena avuta l’idea si è visto piombare addosso quelli a levargli l’incarico. Io direi perfino che il processo politico sia stato perfino più comprensivo con lui di quanto lo dovrebbe essere stato l’art. 239. Cosa hanno fatto allora coloro che si opponevano a lui, compresi membri dello stesso suo partito? Sono ricorsi alla Giustizia, accusando il suo referendum di violare appunto l’art. 239. E questo ci rimette al …

fatto numero 4- Questo è frequemente omesso nell’argomentazione. Bisogna ricordare qui cosa dice l’art. 184:

Las Leyes podrán ser declaradas inconstitucionales por razón de forma o de contenido. A la Corte Suprema de Justicia le compete el conocimiento y la resolución originaria y exclusiva en la materia y deberá pronunciarse con los requisitos de las sentencias definitivas.

Quindi arriviamo al…

 

fatto numero 5- La Corte Suprema di Giustizia considerò il referendum INCOSTITUZIONALE. E tutti coloro, quindi, che fossero coinvolti nella sua realizzazione starebbero incorrendo in una illegalità. Così, arriviamo al

fatto numero 6 – È il più importante di tutta la storia. Manuel Zelaya rifiutò di prendere in considerazione la decisione della Corte e dette ordine all’Esercito di portare avanti il referendum, poiché le Forze Armate erano le responsabili per il referendum. Notare bene: se l’Esercito avesse obbedito agli ordini di Zelaya, il Capo dell’Esecutivo avrebbe preso decisioni contrarie alla volontà del Congresso e alla decisione della Giustizia. ERA IL GOLPE, IL VERO GOLPE. Così siamo davanti al ...

fatto numero 7- Zelaya organizzò i suoi parabolani del sindacalismo per impossessarsi al volo delle urne elettorali che stavano dentro le caserme (secondo il piano originale) e realizzare il referendum alla faccia del Congresso, della Giustizia e delle Forze Armate. Ma cosa hanno a che vedere le Forze Armate con questo? In Honduras esse hanno lo stesso compito che hanno in Brasile. Questo ci porta al...

fatto numero 8 – Le Forze Armate di Honduras, come in Brasile, hanno l’incarico di garanzia dell’ordine costituzionale in caso sia minacciato, secondo quanto scritto nell’art. 272, ossia:

Las Fuerzas Armadas de Honduras, son una Institución Nacional de carácter permanente, esencialmente profesional, apolítica, obediente y no deliberante. Se constituyen para defender la integridad territorial y la soberanía de la República, mantener la paz, el orden público y el imperio de la Constitución, los principios de libre sufragio y la alternabilidad en el ejercicio de la Presidencia de la República.

Giungiamo, quindi al…

fatto numero 9- La Corte Suprema intese – ed è suo compito interpretare la Costituzione, se questa non fosse per caso sufficientemente esplicita – che la deposizione di Zelaya fosse automatica. L’articolo 272 conferisce alle Forze Armate il ruolo di esecutori della disposizione da attuare. Seguendo altri dispositivi costituzionali, Roberto Micheletti assunse, in modo legale e legittimo, la Presidenza della Repubblica, con l’appoggio della Giustizia e del Congresso. Andiamo al…

fatto numero 10- Quando Zelaya lasciò il paese – forzato, come dice lui; oppure dopo una negoziazione, come molti assicurano – non era più presidente. E non è una questione di gusto o di punto di vista affermare se lo era o no. Il testo costituzionale che regola la vita honduregna – così come quella del Brasile regola il nostro, con o senza sciocchezze – lascia chiaro che non lo era più. Non lo era più perché l’art. 239 parla di deposizione “de imediato”. Non lo era più perché la Corte Suprema, interpretando la Costituzione, formalizzò la sua destituzione. Si noti che questo processo richiese del tempo. Zelaya sapeva che andava allo scontro con il Congresso e con la Giustizia. Da buon bolivariano apprendista, tentò allora di dividere le Forze Armate. E quindi arriviamo al ...

...fatto numero 11 – Quello che è successo in Honduras è stato, ovviamente e chiaramente un contro-golpe. Se l’Esercito avesse obbedito agli ordini di Zelaya o se il referendum si fosse realizzato contro la decisione della Corte Suprema e sotto lo sguardo complice delle Forze Armate, il golpe sarebbe stato da Zelaya. E IMPORTA POCO SE EGLI AVESSE O NO LE CONDIZIONI O IL TEMPO PER ESSERE RIELETTO. QUESTO è ASSOLUTAMENTE IRRILEVANTE. Dirigiamoci al...

fatto numero 12- Zelaya “fu accompagnato fuori dal paese in pigiama, e queso è inaccettabile”. Può essere, ma, in sé, non caratterizza un golpe. Zelaya, a quel punto, era un ex-presidente che aveva attentato alla massima legge dello Stato honduregno almeno tre volte:

 

- quando ha voluto fare il referendum

- quando ha dato un ordine illegale all’Esercito;

- quando ha deciso di fare il suo referendum di forza.

 

Mai avrebbe dovuto essere mandato via dal paese, a forza o no. Avrebbe dovuto restare per rispondere dei reati, ma non più come presidente della Repubblica, poiché questa condizione l’aveva già persa quando:

 

a – propose il referendum contro l’art. 239 – e questo fu tollerato

b - quando reiterò due volte ordini contro la decisione della Corte.

 

Essere stato eventualmente vittima di una decisione arbitraria [essere stato espulso dal paese, NdT] (ma ho fonti molto buone che mi assicurano che egli chiese di poter uscire dal paese, ma questo è irrilevante) chiede, allora, la punizione di coloro che possono aver commesso questa arbitrarietà. Ma questo non significa ricondurre al potere un presidente che, se non fosse sufficiente la destituzione automatica, è stato cassato dalla Corte Suprema di un paese, ripeto, DEMOCRATICO. Siamo alle porte del

...fatto numero 13 – Non esiste il processo di impeachment nella Costituzione dell’Honduras. Per quanto strano possa apparire a molti, in tempi cosiddetti globalizzati, ogni paese ha le sue proprie leggi. Si può anche pensare che l’art. 239 sia un attentato a questo o quel principio, ma le Costituzioni non sono universali. Sia come sia, c’è stato , si sottolinei, un debito processo legale che è sboccato nella deposizione – e non nella uscita dal paese – di Manuel Zelaya. Egli non ha lasciato dietro di sé l’incarico di presidente quando è stato espulso dal paese. È stato fatto uscire quando già non aveva più la carica di presidente. L’illegalità (se è stato contro la volontà) di questo atto di espulsione non ha la possibilità di:

 

a – retroagire nel tempo, annullando la sua cassazione, che già era stata decisa dalla Suprema Corte;

b – far diventare il golpista vittima del golpe. O non era un golpe il tentativo di mettere l’Esercito contro la Giustizia e il Congresso? Così vado al…

...fatto numero 14 - Se ha tentato di fare un golpe (due volte) e questo gli è stato impedito dalla Giustizia e dalle Forze Armate – con l’accordo del Congresso – coloro che lo hanno impedito, mantenendo l’integrità della Costituzione, hanno fatto un contro-golpe. Metto in risalto ora il ...

...fatto numero 15 – Non chiedetemi di essere d’accordo sul fatto che, beh insomma, anche se diverso sempre golpe è stato, pur non facendo diventare Zelaya una persona meravigliosa… Ma nemmeno per sogno! Se io pensassi che fosse stato un golpe, starei difendendo il suo ritorno al potere. Concludo, quindi, con il …

...fatto numero 16 – Questo già a che fare con la tesi sostenuta su questo blog fin dal primo giorno. Le democrazie latino-americane – e le loro istituzioni – devono stare attente al “golpe delle urne” – o “assolutismo delle urne”, come lo chiamo io. Anche tra noi ci sono correnti “giuriste” (con tessera PT, naturalmente) che pretendono istituire la democrazia plebiscitaria. Dobbiamo contenerli. L’Honduras è stato il primo paese dell’America Latina a bloccare, con un contro-golpe, il golpe bolivariano.

 

Se la manovra chavista finirà male nel paese, lo chavismo inizia a morire. Se trionfasse – e dirò in un altro post quello che intendo con “trionfo” – tutti noi saremo un poco più minacciati di prima. Coloro i quali, con più o meno enfasi, chiamano “golpe” quello che è successo in Honduras sono, per quanto simbolicamente, mettendo a rischio la propria libertà.

Honduras è un paese piccolo e povero. Ma ha deciso di risolvere i suoi problemi con la democrazia. Speriamo che ci riesca. E la mia ammirazione per coloro che resistono all’assedio bolivariano e dei liberali senza cervello è immensa.


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categorie: america latina, honduras

La prova del Nobel


 
Nel caso ancora qualcuno avesse dei dubbi,
ecco la prova del Nobel.

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categorie: bhussein obama
giovedì, 08 ottobre 2009

Passerà


 

Tornato, stanco dopo 16 ore di aereo.
E subito una "sorpresa" della quale avrei fatto volentieri a meno.
Certe cose non le capisco, non le capisco proprio.
Signore te le affido.

Ma sono tristi, sono proprio tristi.

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categorie:
martedì, 06 ottobre 2009

Afrore di giglio appassito


Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande
che per mare e per terra batti l'ali,
e per lo 'nferno tuo nome si spande

 



Che tristezza, che tristezza, che tristezza... 
Una città come la mia Firenze, affetta da stupidità acuta, cronica, irreversibile. Mi solleva appena appena il fatto che in mezzo alla indecenza ideologica sinistrista, che siede nelle sale dove ben altre voci si levarono nei secoli passati, qualche coscienza (poche, poche!) sia ancora viva. E, soprattutto, che si alzi forte e fiera la voce dell´Arcivescovo. Cosa questa che, negli ultimi anni, non si vedeva di frequente.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Un consigliere cattolico adultissimo del Pd fiorentino: «Ho votato a fa­vore di un atto amministrati­vo, non un documento con im­posizioni morali. E l’ho fatto in totale coscienza per garantire quei cittadini che vogliono re­digere il testamento biologi­co».

Può darsi che un politico non sia capace di pensare una  stupidità qualsiasi, però è sempre capace di dirla
(Nicolás Gómez Dávila, Escolios a un texto implicito. Selección, Bogotá, 2001, 88)




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categorie: tirami giù
lunedì, 05 ottobre 2009

Teresa, Silvio Pellico e le rose


File:Arresto pellico maroncelli.jpg


Tutti noi, penso, abbiamo dei libri letti troppo tempo fa, in epoca in cui non abbiamo potuto dare loro (o loro dare a noi) quel qualcosa che oggi sarebbe "speciale". Uno di questi è per me "Le mie prigioni", di Silvio Pellico. Di tutto il libro la scena che più mi era rimasta impressa, naturalmente, era quella dell´amputazione della gamba a Pietro Maroncelli: soprattutto il gesto della rosa.

"Maroncelli non mise un grido. Quando vide che gli portavano via la gamba tagliata, le diede un'occhiata di compassione, poi, voltosi al chirurgo operatore, gli disse:
«Ella m'ha liberato d'un nemico, e non ho modo di rimunerarnela.»
V'era in un bicchiere sopra la finestra una rosa.
«Ti prego di portarmi quella rosa» mi disse.
Gliela portai. Ed ei l'offerse al vecchio chirurgo, dicendogli:
«Non ho altro a presentarle in testimonianza della mia gratitudine.»
Quegli prese la rosa, e pianse."

Oggi sono dovuto andare di urgenza in una clinica oftalmica per un problema improvviso in un occhio. Ieri mi trovavo in visita ad un Carmelo e mentre attendevo il contatto per un medico a cui fare vedere il mio occhio (uno straniero senza assicurazione medica - plano de saúde - che ha bisogno di un medico urgentemente di domenica non ha vita facilissima...) guardavo una statua di terracotta di Teresa di Lisieux, di fattura assolutamente non dozzinale, frutto del lavoro di una delle monache. Mi è venuto spontaneo pregare e affidarmi all´intercessione di questa "santa delle rose", la cui festa era passata da poco.
Le monache riescono a trovare una dottoressa che, in un primo contatto telefonico, mi rassicura sul fatto che dai sintomi descritti non era quello che temevo. Ma che l´indomani mi presentassi prestissimo alla clinica dove lavorava per una visita più approfondita.
Grazie a Dio la questione si è presentata meno grave di quanto era mi apparso in partenza. "Ci saranno delle conseguenze permanenti", mi dice la dolcissima dottoressa che mi ha visitato, "ma il peggio che si temeva non è avvenuto. Faccia questi ulteriori esami e si prenda cura di sé".
Probabilmente intercettando il mio sguardo, sollevato dal peggio scongiurato ma ancora meditabondo su quelle "conseguenze permanenti", la dottoressa prende dal tavolo una rosa e me la consegna, dicendo: "L´ho presa alla Messa di Santa Teresa di Lisieux, gliela dono volentieri".

Quegli prese la rosa, e pianse

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categorie: storielle